Eraldo Baldini: Trilogia del Novecento

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di Daniela Risso

Il primo racconto: Nostra Signora delle patate si svolge a cavallo della Grande Guerra, inizia nel 1906 e si conclude nel gennaio del 1919. I fatti avvengono in un paesino dell’Emilia Romagna dove la miseria la fa da padrona e dove la mezzadria non rende più il necessario per sopravvivere. Tutto ruota intorno a Maddalena che è la figlia della strega del paese e che lavora anche se ha nove anni, nell’unica osteria del paese. La distanza tra atei e cattolici è netta e marcata quasi come in Guareschi ma i toni sono molto più cupi. Maddalena non ha accesso al catechismo e non può frequentare la Chiesa, pubblicamente tutti disprezzano la madre che privatamente consultano per farsi curare le malattie del corpo e del cuore. Nella sera dei morti, considerata magica, tornando a casa dal lavoro, Maddalena ha una visione e da quel momento la sua  vita e la vita di tutto il paese cambierà radicalmente. Bravissimo l’autore nel descrivere la rivoluzione generata e “guidata” dalla parte peggiore del clero e dei suoi accoliti, lì dove questa bimba ha visto una donna con gli stivali muoversi in un campo di patate, sorgerà un’abbazia destinata ad attirare gente da ogni dove. La donna con gli stivali diventa nei racconti la Madonna e genera l’attivazione della macchina ecclesiastica. Nell’arco di poco tempo il paese si fa ricco e passa da uno stato di quasi abbandono ad un periodo di benessere. I soldati pronti a partire per la guerra passano dalla chiesa per prendere una benedizione che gli possa portare fortuna in battaglia. L’ironia e il disincanto di Baldini sono affidati ai pensieri di Maddalena che cresce convinta di aver sbagliato a non smentire tutte le bugie generate dalla mistificazione del suo iniziale racconto. In poco più di sessanta pagine si attraversa un periodo storico difficile, viene raccontato un amore tenero, viene fatto un resoconto puntuale della peggior forma di religione, tutto con un tono asciutto e scorrevole, un linguaggio semplice ma per nulla scontato.
Nel secondo racconto, Terra di nessuno, la guerra è finita da poco ma in realtà non è finita per chi ha combattuto in trincea e si comprende da subito che i toni cambiano in un crescendo di ferocia, di crudezza di dolore. Chi perde le guerre? Tutti i soldati che le combattono, non importa quale sia la loro divisa. Il racconto è in salita e ha una forte componente “magica”, una magia legata alla natura, una magia legata alle credenze ma anche alla capacità degli uomini di provare ad emergere dall’orrore della guerra che sembra non dimenticabile. I quattro reduci scelgono di tentare un riscatto, di provare a costruire una nuova vita e nonostante le differenze sociali, uniti solo dall’essere stati insieme in trincea, tentano la carta del cambiamento. Il  lettore li segue mentre si arrampicano sugli Appennini e pagina dopo pagina si chiede se siano davvero lì. L’angoscia e la suspense costringono a leggere il foglio successivo nella speranza che quanto comincia ad essere evidente, proseguendo nel racconto, non sia vero.
Il terzo racconto, Mal’aria, si svolge agli albori del fascismo. Mi viene difficile commentarlo perchè è decisamente sconvolgente. Siamo nel periodo in cui Mussolini bonificava le paludi per cancellare la malaria dall’Italia. Baldini in questo racconto manifesta tutta la sua bravura di scrittore. Se da un lato viene descritto un servizio d’igiene attento con una connotazione apparentemente positiva, dall’altro si scorgono già le brutture del fascismo. Le condizioni di vita dei lavoratori delle paludi sono miserabili e lontane anni luce dal medico di Bologna che viene inviato a verificare la salute degli abitanti. In un ginepraio di burocrazia lenta e inefficiente, in un crescendo di potere delle squadracce fasciste, il clima che si respira è quello della peggiore mafia, all’inizio sembra quindi solo una storia di dati alterati, di statistiche contraffatte per ben apparire agli occhi di Roma. Poi lentamente ma inesorabilmente la violenza, la ferocia, l’orrore di quanto è accaduto diventano palpabili e spiazzanti per il lettore che viene travolto dal racconto. Si manifesta il Baldini antropologo e “la Borda” di cui ci narra e di cui volontariamente non parlo per non togliere nulla al piacere della lettura, diventa la vera protagonista.
Abile l’autore in tutti e tre i racconti nell’inserire una storia d’amore che consenta a chi legge di prendere fiato!
Questi tre racconti fanno desiderare fortemente la pace e credo che la loro lettura sia un buon monito per tutti quelli che predicano la pace, che si definiscono pacifisti ma che forse non hanno coscienza reale di come qualsiasi guerra modifichi nel profondo l’animo umano.

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