Libri tanto amati: Gianluigi Bodi e Raymond Carver

Nella più precisa delle ipotesi io e Raymond Carver ci siamo incontrati grazie ad una Cattedrale. Era il 2002 e la casa editrice era Minimum Fax. A Minimum Fax c’ero arrivato attraverso Jonathan Lethem, ma questa è un’altra storia, anche se sarebbe interessante perché a Jonathan Lethem ero arrivato grazie a “Dispenser”, programma radio condotto su Rai Radio 2 da Matteo “Ferrato” Bordone, ma anche questa è un’altra storia.

Allora non lo sapevo, ma avevo iniziato a bazzicare nel terreno dell’editoria indipendente. Infatti, recuperare i libri di Ray non fu un’impresa facile perché le librerie che frequentavano non andavano al di là dei soliti noti e delle solite note case editrici.

In realtà non so con certezza se Cattedrale sia stato il mio primo contatto con Ray. So con certezza che Una cosa piccola ma buona è stata la scintilla che ha fatto scoccare un fuoco che non accenna a spegnersi.

Quei genitori investiti da una disperazione capace di togliere il respiro erano diventati parte della mia vita. Anche se allora non avevo figli non riuscivo a togliermi di dosso la sensazione che avrei dovuto temere con tutte le mie forze quella cupa tristezza.

È stato in quel momento che io e Ray siamo diventati amici. Ha visto dentro di me e ha capito.
E in effetti, anche con gli amici può capitare di non ricordare bene quando è stata la prima volta che li abbiamo incontrati. È più facile che ci ricordiamo il momento in cui hanno iniziato ad essere importanti e necessari, anche se spesso questi ricordi sono lontani nel tempo.

Quello che mi piaceva di Ray era il suo modo di raccontare la quotidianità. Osservavo la foto di copertina, quella sigaretta accesa, quello sguardo profondo che sembrava dirmi: parla pure, ti ascolto. Mi sembrava che sarei potuto essere anche io uno dei personaggi descritti nei suoi racconti. Era come se sapesse raccontare le minime imprecisioni dell’animo umano senza per forza di cose lasciarsi andare ad effetti speciali. Era come innamorarsi della ragazza acqua e sapone.

Tutti noi dovremmo avere un amico così, tutti noi lettori dovremmo avere uno scrittore con il quale dialogare attraverso le sue opere. A me capita, in momenti di disperazione, di cercare rifugio nelle pagine scritte da Ray, che siano racconti o poesie, bastano anche i suoi saggi e i suoi articoli. La sua voce silenziosa mi sussurra che andrà tutto bene. È questo che fanno gli amici.

 Negli ultimi giorni il rapporto con Ray è diventato ancora più stretto. Ho deciso di ricostruire la sua storia letteraria in Italia andando a recuperare tutte le edizioni delle sue opere. Ho iniziato dalla collana “I libri di Carver” perché era da lì che attingevo quando l’ho conosciuto. Poi ho scoperto che un paio dei volumi pubblicati in quella collana avevano un’edizione precedente sempre con Minimum Fax. Poi sono andato a ritrovo, Pironti, Garzanti, Serra e Riva, Mondadori. Spero di non arrivare mai alla fine. Sarà un lavoraccio, diventerà un’ossessione. Non importa, per gli amici questo e altro.

***

Bodi Gianluigi è nato nel 1975. Le prime mosse consapevoli lo vedono frequentare lungamente l’Università Ca’ Foscari di Venezia dove si laurea in lingue e letterature straniere e dove consegue un master in didattica dell’italiano a stranieri. È il fondatore del blog letterario Senzaudio.it e si occupa di servizi editoriali attraverso SSE – Senzaudio servizi editoriali. Nel 2015 vince il premio letterario “Cartacarbone Festival”. Nel 2016 è uscita per Verbavolant la raccolta di racconti “Teorie e tecniche di Indipendenza” da lui curata e nella quale è presente un suo racconto.

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