I dischi di Guido Michelone: Lee Konitz Kenny Wheeler Quartet Olden Times

Lee Konitz

Sarebbe inutile cercare di inquadrare la collaborazione fra questi due giganti per uno storico concerto – 4 dicembre 1999 al Jazzclub ‘Birdland di Neuburg in Germania in quartetto con i locali Frank Wunsch (pianoforte) e Gunnar Plumer (contrabbasso) – essendo sia l’americano (sax alto) sia il canadese (tromba e flicorno) musicisti unici variamente associati, nel corso degli anni associati a stili jazz anche molto eterogenei come il cool, il free, il post-bop. La musica di questo album (Challenge Recordings, 1999), probabilmente, si adatta tutte queste possibilità, e l’attuale rimasterizzazione, oltre migliorare l’esperienza dell’ascolto, offre soprattutto una musica colma di pensiero, di originalità e di vitalismo. Konitz inizia la session con la propria composizione Lennie (dedicata al ricordo dell’amico/collega Tristano), che inizia bruscamente con Konitz a fare il proprio numero, riempendolo di una lunga improvvisazione, dove Wheeler entra poi con diversi chorus dal gioco intenso, mentre il pianista già mostra i lampi di un fraseggio interessante; il pezzo si chiude con un lungo tratto di stellare unisono tra Konitz e Wheeler. Il Wheeler di Where Do We Go From Here? non pone tanto una domanda, quanto offre piuttosto una dichiarazione entusiastica che risulta piena di intuizioni creative, dalla stessa front line a un Wunsch intensamente concentrato. Kind Folk ha una qualità mistica che origina, in Wheeler, qualche intrigante registro superiore giocare da Wheeler, mentre da un lato furbescamente Konitz spazia lungo e in largo con vena esplorativa, dall’altro Wunsch continua a stupire per intuizioni riflessive. La title track Olden Times è un altro original di Wheeler in cui controlla la composizione medesima attraverso un’azione personale che sembra quasi una master class per il flicorno, in quanto a inventiva ed esuberanza. La traccia finale No Me scritta dal pianista e fino allora inedito offre un tema è stabilito dall’unisono elaboratissimo tra Konitz e Wheeler, dopo di che il sax alto prende la sua strada attraverso un viaggio tematico con il trombettista al solito perfetto ed energeticamente curioso.

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