LA CASSETTA FOSCOLIANA Ugo Foscolo Verri blog
La cassetta foscoliana conservata presso il Museo Calderini di Varallo Sesia (foto di Mauro Festa Larel)

di Gabriele Federici

Appare sicuramente interessante considerare le vicende, a volte anche non lineari nel loro dipanarsi filologico e storico, legate alle carte stese da Foscolo, che dovevano fungere da commento alla Commedia dantesca. La redazione di questo scritto, come è ben noto, fu assai tormentata sia per le condizioni di salute del poeta sia, soprattutto, per i ritmi imposti dal sovrapporsi di altre necessità, di natura economica, all’impegno, assunto con il libraio inglese William Pickering, di curare l’edizione di testi annotati di alcuni classici italiani.
Pickering, coetaneo di Foscolo, editore in ascesa nel mercato inglese, vero e proprio uomo d’affari senza scrupoli, costringe il grande esule a lavorare in condizioni disumane.
Lo alletta, lo punisce e lo fustiga, per ridurlo a quel lavoro seriale cui uno scrittore italiano non è abituato, con contratti, impegni e cambiali che egli gli fa firmare, ma di cui non rilascia copia.
L’editore vuole così rassicurarsi sul fatto che Foscolo produca a ritmi industriali, senza distrarsi un momento. L’accordo con Pickering prevede che Foscolo dia alla luce l’edizione di una serie di classici italiani, con prefazioni e commenti (venti gli autori, tra i quali Dante, Petrarca, Berni, Ariosto, Tasso ecc.): 54 sterline per ogni volume, alla consegna dei manoscritti in pulito, pronti per la tipografia. Foscolo si è imbarcato nell’impresa con entusiasmo. Sospira da anni sul progetto di un’edizione annotata e presentata delle opere italiane più illustri della tradizione, da quando, cioè, verificato che in Inghilterra le sue pagine di prosa e di poesia non gli forniscono un sostentamento economico, si è dedicato alla professione di storico e critico letterario. Propositi di farsi editore di letteratura greca, d’altronde, non gli erano mancati già dagli anni della giovinezza: nel 1803, aveva pubblicato La chioma di Berenice e più tardi un importante Esperimento di traduzione dell’Iliade di Omero (1807). Nello stesso tempo, allora e in seguito, non ha mai interrotto la lettura e la riflessione sui grandi autori della letteratura italiana.
In questo contesto nasce in Foscolo l’idea di allestire un’edizione dell’opera più famosa della letteratura italiana, progetto di ampio respiro, forse anche troppo impegnativo, assai faticoso e non sempre gratificante, che si concretizzò solo in parte.
Il poeta poté dare alle stampe, dunque, solo una parte di questo lavoro, uno scritto introduttivo edito nel 1825, il Discorso sul testo e su le opinioni diverse prevalenti intorno alla storia e alla emendazione della Commedia di Dante, mentre il resto dei materiali che aveva via via preparato, appunti e note, rimase inedito.
Scomparso il grande esule il 10 settembre 1827, queste carte inedite non finirono nel baule custodito dal canonico don Miguel de Riego, che assistette, da ultimo, Foscolo, in quanto furono cedute al Pickering il 15 marzo di quell’anno, per una somma di quattrocento sterline, cifra davvero ingente per l’epoca. Se la cassa con le ultime carte foscoliane fu recuperata da Enrico Mayer con Hudson Guerney, Gino Capponi e Pietro Bastogi nel 1837, decidendo poi di affidarle, nel 1844, all’Accademia Labronica di Livorno, ed, in seguito allo scioglimento dell’istituzione, passando da questa alla Biblioteca Labronica, i materiali danteschi con un ampio frammento della Lettera apologetica restarono presso il libraio londinese.
Pare opportuno considerare, appunto, l’esatta consistenza di questi scritti, elencandoli in questo prospetto [1]:
Cantica dell’Inferno. Pagine 1 – 249 del primo tomo della Divina Commedia, edizione Masi di Livorno, 1806, ridotta a miglior lezione dagli Accademici della Crusca. I versi del testo sono segnati con numerazione a penna e corretti con note marginali sempre redatte con lo stesso strumento scrittorio. I fogli sono intercalati da pagine, parte aggiunte, parte applicate, che riportano copiose note e un gran numero di varianti stese con un carattere fitto e minuto. La Cantica era mutila delle pagine 85 – 86 (corrispondenti ai versi 1 – 36 del canto XIII) e le pagine 135 – 140 (corrispondenti all’intero canto XX) con i relativi foglietti delle note e varianti.
Cantica del Purgatorio. Pagine 250 – 360 del primo tomo della Divina Commedia dell’edizione citata. Contengono i canti I –XIV del Purgatorio. I versi del testo, come nella precedente cantica, sono segnati con numerazione a penna e con note marginali sempre a penna.
Cantica del Purgatorio. Pagine 1 – 152 del secondo tomo della Divina Commedia dell’edizione citata. Contengono i canti XV – XXXIII del Purgatorio. I versi del testo, come di consueto, sono segnati con numerazione a penna e con note marginali sempre a penna.
Cantica del Paradiso. Pagine 153 – 415 del secondo tomo della Divina Commedia dell’edizione citata. Contengono l’intera cantica. Anche qui Foscolo ha utilizzato lo stesso modus operandi. I fogli sono intercalati da pagine che riportano le varianti, inferiori, di molto, per numero a quelli dell’Inferno.
Un fascicolo di circa 260 pagine manoscritte contenenti le Varianti del Purgatorio.
Un piccolo fascicolo di 17 pagine, recante la firma di Foscolo, intitolato Prefazione alla Divina Commedia.
Un altro faldone di carte consistente di 90 pagine intitolato Cronologia di avvenimenti connessi alla vita e alla «Commedia» di Dante avverata sugli annali d’Italia e documentata con citazioni delle opere del Poeta.
Un fascicolo manoscritto di 240 pagine, le Notizie e pareri diversi intorno a forse duecento codici e alla serie delle edizioni della «Commedia». Centonove pagine sono occupate dalla serie dei codici, le rimanenti dalle edizioni. Quest’ultime sono state suddivise da Foscolo nelle seguenti epoche: Età Landiniana (1472 – 1502) dall’edizione di C. Landino di Firenze; Età Aldina (1502 – 1595) dall’edizione di Aldo Manuzio il Vecchio di Venezia; Età volgata dell’Accademia della Crusca (1595 – 1791) dall’edizione curata dall’Accademia, edita a Firenze nel 1594 da D. Mangani; Età Nidobeatina del Lombardi (1791 – sino ai tempi di Foscolo) dall’edizione del padre B. Lombardi, allestita sopra l’edizione di Milano, 1478, Martino Paolo Nidobeato editore). Questa lunga disamina si concludeva con l’analisi della Divina Commedia, stampata a Padova, dalla tipografia della Minerva, 1822, con commento del Lombardi. Quest’edizione, tuttavia, a differenza delle altre esaminate, offre a Foscolo occasione, o meglio pretesto, di sviluppare il cenno bibliografico in una lunga dissertazione polemica, la Lettera apologetica appunto, contraddistinta da una certa asprezza, che sfiora il disprezzo. In questa si tratta degli Eruditissimi Editori Padovani, dei filologi bollati come ruffiani di letteratura di ieri e di oggi; ricordando poi la polemica sostenuta nel commento a La Chioma di Berenice contro monsignor Dionisi, si dichiara colpevole di essere stato villano di motteggi puerili, e di questa confessione se ne serve per colpire maggiormente i suoi avversari letterari
A questo corpus dovevano essere aggiunti poi altri materiali minori come la prefazione all’Indice dei vocaboli, nomi, avvenimenti storici e allusioni riferiti con dichiarazioni ai versi del testo.
Nel 1920, Giulio Romerio, allora direttore del Museo Calderini di Varallo, l’ente proprietario delle carte foscoliane, riordinò le medesime in dodici unità archivistiche. Tale sisitemazione non ha del tutto cancellato le tracce di quella originaria, che doveva essere ben più articolata, visto che i canti finali del Paradiso sono tuttora raggruppati in un fascicolo che reca il numero 49. L’unità archivistica più significativa, che da sola rappresenta tutta l’importanza della “cassetta foscoliana” di Varallo, è appunto la prima, che corrisponde alle pagine 1 – 249 del primo tomo della Livornese, corrispondenti alla prima Cantica. Sulle pagine del suo esemplare assunto come modello Foscolo è solito intervenire in questo modo: sul margine destro numera i versi di tre in tre; a piè di pagina depenna le pochissime varianti della Livornese; all’interno del testo ritocca la punteggiatura, compiendo anche emendazioni di maggior impegno. Soprattutto queste ultime sono motivate da un massiccio apparato di chiose manoscritte. Per le rimanenti due cantiche, Foscolo si sarebbe limitato ad appiccicare al testo della Livornese liste di carte bianche, senza compilarle con le semplici varianti che pure aveva promesso. Per l’Inferno, al contrario, le chiose, intitolate appunto varianti, di solito presentano in alto a destra la stessa numerazione delle pagine della Livornese a cui si riferiscono. Per gestire tale accumulo di chiose, Foscolo è solito allineare più fogli, uno sotto l’altro, sino a costituire un lungo cartiglio rettangolare, poi più volte ripiegato su se stesso e applicato al margine basso della pagina oggetto della chiosa. Ad esempio la prima facciata del Dante di Varallo è un rettangolo di circa 12 x 86 cm, costituito da sei pezzi incollati e ripiegati, rispetto al quale il testo dell’edizione Masi (Inf. I, 1 – 9) occupa la porzione superiore, assai limitata e corretta in modo tormentoso, che emerge al di sopra della siepe delle chiose manoscritte.
Ancor più in alto due fogli incollati riportano il titolo dell’opera (in perpendicolare l’avviso rivolto allo stampatore “this to be printed in black letters”) e l’indicazione “cantica Prima /Inferno. A destra del settimo verso si distende una paperole ripiegabile di circa 10 x 3 cm, che riporta un altro promemoria autografo per lo stampatore: “to avoid misprints, the line 7th reading tanta e amara che poco più è morte”.
Nell’esemplare di Varallo, Foscolo oblitera con un tratto di penna gli argomenti prima di ogni canto, a partire dal IV dell’Inferno, senza però sostituirli con quelli da lui scritti. Il manoscritto varallese testimonia, del resto, l’indecisione di Foscolo riguardo agli argomenti. L’autore de I Sepolcri depenna gli argomenti dell’Edizione Masi dal quarto canto, ma li rimaneggia già dal primo. Nel secondo canto l’argomento originario è cancellato e corretto; per il terzo la correzione viene cassata.
In alcuni canti si intravedono tracce di colla, talvolta coincidenti coi vertici di un rettangolo, come se una paperole fosse stata collocata nell’area corrispondente al numero del canto e all’argomento.
Gli argomenti che Foscolo aveva pensato di inserire testimoniano il suo interesse per la topografia infernale. A corollario di quest’ultima affermazione, basti ricordare che nella cassetta di Varallo, prima del testo dell’Inferno, è presente lo schema topografico del regno infernale “secondo la descrizione di Antonio Manetti fiorentino”.

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Un fatto molto importante, evidenziato già dallo stesso Mazzini, come si vedrà curatore della princeps dell’edizione foscoliana della Commedia, che talune correzioni fissate da Foscolo nell’apparato delle note non sono state messe a testo [2], per cui l’editore ha il compito di adeguare il testo alle note, inserendo nel primo le emendazioni stabilite dalle seconde.
A detta di Giorgio Petrocchi, Mazzini avrebbe “in gran parte eseguito […] con molto scrupolo l’adeguamento del testo alle note” [3]. In realtà diverse emendazioni fissate nelle note foscoliane non sono state inserite a testo né da Mazzini nel 1842 – 1843, né da Petrocchi nella sua riproduzione fotografica della princeps mazziniana.
Ad esempio la chiosa a Inf. XXVIII 10 premia Trojani anziché Romani, mentre nel testo si legge Troiani. Allo stesso modo Mazzini e Petrocchi mettono a testo chi t’approda (Inf. XXI, 78), quando la nota ha preferito chi ti approda, più coerente con la prosodia vocalica. Da notare poi che l’ultima chiosa manoscritta di Inf. XIII riporta la prima terzina del canto successivo; tuttavia all’inizio di Inf. XIV essa compare nel testo con una punteggiatura diversa.
Il peso assegnato da Petrocchi alle scelte di Mazzini merita un’ulteriore considerazione. L’ultimo volume dell’edizione foscoliana del capolavoro dantesco avrebbe dovuto contenere una sorta di enciclopedia dantesca, l’indice esplicativo dei nomi, fatti, personaggi del poema, collocati in ordine alfabetico. Era un’idea di Pickering, attento al mercato inglese. Nella cassetta varallese, già al momento della donazione, l’indice è assente, fuorchè una breve prefazione di tre carte, apografe con correzioni autografe, che rappresentano la nona unità archivistica nella classificazione proposta da Romerio.
Per questo motivo Petrocchi nell’Edizione Nazionale delle Opere di Foscolo ha stampato le giunte asteriscate che leggeva nell’edizione curata da Mazzini. La scelta di per sé è opinabile: talvolta le integrazioni risultano incomprensibii in mancanza delle chiose. Ad esempio se non si riporta tutta la chiosa relativa a Bertran de Born, è inutile soltanto trascrivere la giunta foscoliana, che afferma che quella chiosa è da considerarsi erronea.

NOTE:

  1. Tale prospetto è stato ricavato da GIULIO ROMERIO, I Manoscritti di U. Foscolo e di G. Mazzini del Museo “Calderini” di Varallo e l’edizione P. Rolandi della “Divina Commedia”, “Novaria”, Bollettino delle Biblioteche Negroni e Civica, anno II, gennaio- marzo 1921.
  2. Lo rileva in una Nota, collocata nell’antiporta del terzo volume della princeps, l’unico caso in cui Mazzini dia brevemente conto dei criteri editoriali di riferimento.
  3. EN IX, 2, xlix

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Gabriele Federici (Milano 1979) è “cultore della materia” presso il Dipartimento di Studi Umanistici dell’Università di Torino. Insegna anche Materie letterarie al Liceo d’Adda di Varallo. Federici ha conseguito nel 2003 una laurea in Lettere moderne presso l’Università di Torino con una tesi in letteratura italiana contemporanea, L’emozione del viaggio. Giovanni Battista Bazzoni e le sue prose odeporiche. Collabora con riviste di critica letteraria come “Italianistica”, “Otto / Novecento”, “Carte di viaggio”, “Studi Romani” e “Settentrione”, rivista di studi italo-finlandesi dell’Università di Turku. Ha curato l’edizione annotata di diari di viaggio inediti del XIX secolo (Giambattista Bazzoni, Da Milano a Napoli, Alessandria, Edizioni dell’Orso, 2009; L’emozione dell’avventura, Le esperienze di viaggio di Giacomo Carelli di Rocca Castello, Alessandria, Edizioni dell’Orso , 2014). Ha inoltre allestito l’edizione critica della corrispondenza epistolare inedita intercorsa tra gli scienziati Antonio Garbiglietti e Pietro Calderini (Epistolario Garbiglietti – Calderini, Alessandria, Edizioni dell’Orso, 2016). Federici ha anche pubblicato saggi su aspetti poco conosciuti della produzione letteraria di Ugo Foscolo, Silvio Pellico, Giuseppe Regaldi, Mario Praz.