Tom Drury Movimento delle foglie verri blog.jpg

A volte capita di finire nel posto sbagliato al momento sbagliato o di fare la cosa giusta nel frangente opportuno o di lanciare un quarto di dollaro attraverso una stanza dritto dentro a una tazzina da caffè. Ma è davvero il caso a regolare l’esistenza o c’è dell’altro? Un problema che certo si pongono i personaggi del nuovo romanzo di Tom Drury, Il movimento delle foglie (trad. di Gianni Pannofino, NNE, pp. 182, € 18), e assieme a essi il lettore; la vita è una serie di domande le cui risposte sostano nel futuro, ma sono – forse – già scritte: “se tutti gli eventi dall’origine del mondo alla sua fine fossero predeterminati sin dall’inizio, un senso ci sarebbe”. In buona sostanza, il futuro è un posto che non abbiamo ancora visitato ma che da qualche parte c’è. Ecco l’atmosfera in cui si muovono Pierre Hunter e le altre elusive figure di questo neo-noir, pieno di “amore e rapina, riflessione metafisica e trucchi di magia”. Eppure, come sempre, Drury scrive un romanzo che attraversa i territori dell’onirico e del sovrannaturale tenendo i piedi saldamente a terra, il suo irreale è quotidiano e porta il velo di quell’ironia specialissima e inaspettata – come in passato già fece notare il suo traduttore italiano – che cambia il trascendente nell’esperienza (quasi) comune.

Pierre Hunter ha 24 anni, è laureato in Scienze, suona la batteria e il violoncello e fa il barista al Jack of Diamonds, al cui bancone siede gente che parla “di questioni oscure e banalità di ogni giorno”. A Capodanno s’imbuca in una festa sbagliata (ma è davvero sbagliata?), finisce nei guai, ci esce e ci rientra. A un certo punto fa un viaggio per andare a trovare sua cugina, passa una notte nello Utah e incontra una donna strana, coperta di cicatrici bianche che lei stessa si è procurata facendosi di speed, passano una casta notte assieme e lei gli dona una pietra porta fortuna; una fortuna che suona come vox media, senza accezioni positive o negative; Pierre la userà per trarsi d’impaccio ma poi la sorte gli si rivolterà contro. D’altronde, già al college, aveva imparato che “tutto ciò che accade crea le condizioni per il suo declino”. Così, a sua insaputa, le azioni che compie serviranno a determinare una vendetta, spiazzante e cruenta, muovendo sulla scacchiera del fato pedine che mai si sarebbe detto potessero incontrarsi durante la stessa partita.

Eppure tutto avviene come se fosse già scritto: Pierre pattina su una sottile crosta di ghiaccio, si innamora di Stella Rosmarin – splendido personaggio femminile –, fa autostop e incontra Shane Hall – l’uomo che segna il principio e la fine del suo destino ineluttabile e assurdo – e qua e là ha a che fare con Tim Geer, enigmatico vecchio che tiene d’occhio il ragazzo e ne dirige i gesti come una sorta di demiurgo. Un romanzo, dunque, che racconta il caso, onnipresente in Drury, ma qui assurto a regola e trasformato in perfezione, in momento di riuscita piena di un disegno di fronte a quale occorre “smettere di ignorare tragicamente la brevità della vita”.