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L’omonimo album dell’esordio discografico ufficiale (Bob Dylan, 1962 Columbia), noto anche tra i fans come First Album, edito il 19 marzo 1962 a soli vent’anni, comprende soltanto un paio di originals (Talkin’ New York e Song To Woody), mentre le altre undici canzoni appartengono al repertorio folclorico e popolare soprattutto afroamericano con cinque blues d’autore quali You’re No Good (Jesse Fuller), Fixin’ To Die (Bukka White), Highway 51 Blues (Curtis Jones), Baby, Let Me Follow You Down (Reverend Gary Davis), See That My Grave Is Kept Clean (Blind Lemon Jefferson) e ancora blues, spiritual, folk song neri di pubblico dominio come In My Time of Dyin’, Man of Constant Sorrow, Pretty Peggy-O, Gospel Plow, House of the Risin’ Sun, Freight Train Blues, arrangiati per voce e chitarra acustica dallo stesso Dylan o dal collega Dave Van Ronk. Al riascolto dell’album viene in mente che poco tempo prima l’autore è soltanto un ragazzino fuggito di casa che tenta la fortuna a New York interpretando appunto il repertorio degli emarginati. Non immagina nemmeno lontanamente che circa mezzo secolo dopo risulterà – unico fra i musicisti – vincitore non solo del rinomato Premio Pulizter, ma soprattutto, dopo svariate candidature, niente meno che del Premio Nobel per la Letteratura nell’ottobre 2016. Dunque a partire dal First Album, Bob racconta con le canzoni quanto succede nel frattempo in questi sessant’anni di vita americana, dove accade di tutto e gli Stati Uniti impongono definitivamente la propria cultura e conseguente stile di vita al mondo intero. Nonostante si specializzi quasi subito quale cantautore – scrivendo insomma parole e musiche di ogni pezzo registrato – Dylan mantiene stretti i legami con il sound afroamericano, senza però chiudersi a riccio, anzi inventando nuovi stili come il folkrock e il country-rock, andando incontro alle esigenze utopiche dei pubblici giovanili, per i più impegnati dei quali fornisce all’inizio un canzoniere di protesta tutt’oggi fondamentale (Blowin’ In The Wind, Masters Of War, eccetera). Ma i grandi song della tradizione legata a blues, gospel, jazz tornano di tanto in tanto fino a occupare due interi recentissimi album come Shadows Of The Night (2015) e Fallen Angels (2016).

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